altrelettere https://www.altrelettere.uzh.ch/ <p><span id="result_box" lang="it">benvenuto/a sul sito di <strong><span style="color: #db7433;">altrelettere</span></strong>, la rivista ad accesso aperto per la letteratura italiana e&nbsp;gli&nbsp;studi di genere</span>.</p> it-IT <p><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/ch/deed.en"><img style="border-width: 0;" src="/public/journals/4/assets/CCBYNCND.png" alt="CC BY-NC-ND 4.0"> </a></p> <p>Questo articolo è rilasciato sotto la licenza&nbsp;<a class="outlink" href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/">Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 4.0 International License</a>.</p> altrelettere@rom.uzh.ch (Tatiana Crivelli Speciale) oai@hbz.uzh.ch (Margit Dellatorre) gio, 11 lug 2019 12:19:58 +0200 OJS 3.1.2.1 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss 60 Storie di Storia - Oxford 2015: Dal racconto all’ascolto rispettoso. La testimonianza di Luciana Nissim Momigliano https://www.altrelettere.uzh.ch/article/view/al_uzh-43 <p>In Italia, tra il 1945 e il 1947, furono pubblicate più di cinquanta testimonianze sulla deportazione, tra cui solo alcune appartengono al genere narrativo. Tra i testi narrativi se ne contano sette di autori italo-ebrei: Lazzaro Levi, Primo Levi, Giuliana Tedeschi, Liana Millu, Luciana Nissim, Frida Misul e Alba Valech Capozzi. Se Liana Millu e Giuliana Tedeschi iniziarono a scrivere nell’immediato dopoguerra e riscrissero le loro testimonianze in un secondo momento, Luciana Nissim nei suoi saggi sulla psicanalisi (degli anni settanta in poi) non ritrattò il tema della deportazione su cui sono invece incentrati i racconti testimoniali scritti a ridosso della liberazione. Passando dal racconto testimoniale a una narrativa che possiamo definire “analitica”, Nissim – medico e psicoanalista di professione – sviluppò una riflessione che investe il ruolo dell’analista e, più specificamente, le modalità dell’ascolto. Traendo ispirazione dal metodo dell’intervista multipla dello psicologo clinico Henry Greenspan, si confrontano in questo studio le tre versioni della relazione dal titolo <em>Ricordi della casa dei morti</em>conservate presso il Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane a Roma, la versione a stampa dall’omonimo titolo edita da Ramella (1946), nonché i saggi scientifici di Nissim sulla psicanalisi, le varie interviste rilasciate dopo la morte di Primo Levi, e la corrispondenza con il marito Franco Momigliano.Attraverso una lettura diacronica della produzione narrativa e scientifica dell’autrice viene analizzata la funzione dei singoli testi – nella loro specificità memoriale o narrativa – alla luce di una dinamica che considera il trauma in quanto processo.</p> Copyright (c) 2019 http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://www.altrelettere.uzh.ch/article/view/al_uzh-43 gio, 11 lug 2019 12:17:42 +0200