Wellington 2013 – Tastefulness: Fashion, Food, Lust and Domesticity in Matilde Serao’s "La virtù di Checchina" (1884)

  • Francesca Calamita
parole chiave: genere, cibo, ribellione, Matilde Serao, moda, Wellington 2013

abstract

Nella cultura occidentale la relazione tra il cibo e le donne è stata sempre percepita come la metafora di qualcos’altro. Dall’episodio biblico di Eva e la mela fino alla società postmoderna, le abitudini alimentari femminili sono state interpretate non solo come manifestazione di necessari atti di nutrizione ma anche come modi per esprimere affetto, sessualità e tendenza al peccato. Allo stesso tempo, il modo di vestire è stato spesso letto, nel corso dei secoli, come uno strumento chiave per esprimere il sé e l'identità di genere. 
Nella seconda metà dell’Ottocento la neurologia, la psichiatria e la ginecologia, appoggiate dall’ideologia patriarcale, avevano esplicitamente contrassegnato la donna come una creatura instabile. Si pensava di conseguenza che una dieta rigorosa avrebbe potuto controllare il pericoloso appetito sessuale femminile. Se preparare i pasti per la famiglia era senza dubbio sinonimo della tradizionale disponibilità femminile a prendersi cura degli altri, si considerava che mangiare alcune pietanze o astenersi da altre contribuisse a regolare l’indole delle donne. Il corsetto, un importantissimo accessorio dell’epoca, era anche un mezzo di controllo fisico e morale in grado di interferire positivamente sul carattere, ritenuto instabile, della donna, sulle sue abitudini a tavola e sulla sua sessualità, con un richiamo dunque al discorso sul cibo. 
Il racconto “La virtù di Checchina” (1884) di Matilde Serao (1856-1927) presenta numerosi passaggi in cui la preparazione del cibo per la famiglia e l’ossessione per la moda sono al centro del discorso. In queste pagine l’autrice descrive anche la frustrazione di Checchina nel dover agire secondo il ruolo che le è stato imposto dalla società del tempo. Con un tono ilare, Serao descrive le costrizioni sociali e le contraddizioni culturali che la donna borghese italiana è costretta ad affrontare a fine Ottocento. Analizzando la routine giornaliera di Checchina tra la cucina e la camera da letto, in questo articolo dimostro che per la protagonista le attività che coinvolgono cibo e vestiti sono sinonimi di qualcos’altro: un modo per esprimere i propri sentimenti, comunicare il proprio stato emotivo e rifiutare il ruolo sociale assegnatole dalla società patriarcale in un periodo storico in cui viene promossa un’identità femminile fragile ed asessuata.

Biografia autore

Francesca Calamita
Francesca Calamita is a Lecturer in Italian at the University of Virginia. She received her PhD from Victoria University of Wellington where she taught Italian Language and European Studies for three years. In 2014 Francesca was awarded a Visiting Fellowship from the Centre for the Study of Contemporary Women’s Writing, Institute of Modern Languages Research, University of London where she worked on her postdoctoral book project on the fictional depiction of eating disorders in Italian women’s writing (to be published by Il Poligrafo). Dr Calamita’s research interests include also Gender Studies and Food Studies, she has organized symposia in these areas and published several articles and book chapters. Voracious Dolls and Competent Chefs, her latest essay on the representation of women and men in food advertisements has recently appeared in «gender/sexuality/italy»; she is currently coediting a volume on the portrayal of anorexia and bulimia in post-1968 Italian, French, Spanish and Portuguese women’s writing.
pubblicato
2015-02-16
come citare
Calamita, F. «Wellington 2013 – Tastefulness: Fashion, Food, Lust and Domesticity in Matilde Serao’s "La Virtù Di Checchina" (1884)». Altrelettere, febbraio 2015, doi:10.5903/al_uzh-28.
fascicolo
Sezione
articoli