Fabrizia Ramondino e la voce dei “disoccupati organizzati”. La battaglia per il diritto al lavoro nella Napoli degli anni Settanta
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https://doi.org/10.5903/al_uzh-104abstract
Prima del suo esordio narrativo con Althénopis (1981), Fabrizia Ramondino pubblica nel 1977 un libro dal titolo Napoli: i disoccupati organizzati. I protagonisti raccontano, dalla fisionomia ibrida, all’incrocio tra pamphlet politico, inchiesta sociologica e intervista a più voci. Inaugurando un filone di ricerca legato all’impegno civile e sociale che correrà sempre parallelo alla sua produzione prettamente romanzesca, il primo lavoro di Ramondino racconta da vicino le esperienze di contestazione dei componenti del movimento napoletano dei “disoccupati organizzati”, formatosi a metà degli anni Settanta sulla scia del clima di protesta e ribellione sorto in Italia dopo il 1968, in un momento di grande crisi occupazionale, ancora più gravosa in una città come Napoli caratterizzata da storiche carenze strutturali nel settore produttivo e industriale. L’obiettivo del saggio è quello di ragionare sulle modalità compositive, formali e linguistiche attraverso le quali Ramondino trasla, monta e ricompone nel testo le voci di coloro che lottano per il diritto alla casa e al lavoro, integrandole con la sua riflessione personale, all’interno di una disamina storico-critica volta a sezionare al tempo stesso le ragioni politiche e le istanze progettuali di un movimento capace di smascherare le contraddizioni di un mercato del lavoro caratterizzato da corruzione, nepotismo e collusioni e di occupare per diversi anni il vuoto istituzionale lasciato dai partiti di sinistra.
Before making her narrative debut in 1981 with Althénopis, Fabrizia Ramondino published a book in 1977 entitled Napoli: i disoccupati organizzati. I protagonisti raccontano, which has a hybrid form, at the crossroads between a political pamphlet, a sociological inquiry, and a multi-voiced interview. Inaugurating a line of research linked to civil and social commitment that would always run parallel to her purely fictional and theatrical production, Ramondino’s first work closely recounts the experiences of protest of the members of the Neapolitan movement of the “organized unemployed”, formed in the mid-seventies in the wake of the protest movements that developed in Italy after 1968, during a period of severe employment crisis, particularly acute in a city like Naples, historically marked by structural deficiencies in the production and industrial sector. The aim of the essay is to examine the compositional and linguistic methods through which Ramondino integrates into the text the voices of those personally fighting for the right to housing and work, interweaving them with her own reflections, within a historical-critical study that seeks to dissect both the political motivations and the planning strategies of a movement capable of unmasking the contradictions of a labor market characterized by opaque dynamics, and of occupying for several years the void left by the left-wing parties.
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