Tra «infiammate stille» e «lacci cari»: la Cecilia di Margherita Costa (1644)

autori/autrici

  • Clara Stella

DOI:

https://doi.org/10.5903/al_uzh-55

parole chiave:

Margherita Costa, Santa Cecilia, Trastevere, epica sacra, agiografia, Barberini, Tasso, Marino

abstract

Il Cecilia Martire è stampato nel 1644 e dedicato al cardinale Francesco Barberini. Costa, in cerca di un nuovo protettore, si cimenta per la prima volta in un poema sacro. Il saggio si sofferma sui momenti più virtuosistici di Costa e sulla linea erotica che caratterizza il percorso, quasi mistico, di Cecilia.

Dall’esile passio di Cecilia, Costa crea un poema diviso in quattro canti che segue le fasi del martirio della giovane, selezionando i quadri più drammatici in una grande ecfrasi letteraria che si relaziona anche ai lavori di ristrutturazione della basilica di Santa Cecilia in Trastevere, sorta sulla presunta domus della martire. I quadri vivono del crescere dell’eroicità di Cecilia, intensificata dall’ambiente infernale che si crea intorno alla giovane e che l’autrice modella sapientemente sull’Inferno dantesco, su Tasso e Marino, ma anche su opere coeve di impianto scientifico, come gli scritti sull’eruzione dopo il disastro del Vesuvio nel 1631. Infine, il personaggio della Sofronia tassiana è certamente un punto di riferimento per Costa nella costruzione di Cecilia e del suo rapporto con Valeriano, il cui erotismo sconfina nel profano nelle ottave espunte dalla stampa ma ancora leggibili nel ms. Vat. Barb. Lat. 4069 e di cui il saggio offre una lettura mirata.

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pubblicato

2021-11-16

come citare

Stella, C. «Tra «infiammate Stille» E “lacci cari”: La Cecilia Di Margherita Costa (1644)». Altrelettere, novembre 2021, doi:10.5903/al_uzh-55.